Come diventare consulente del lavoro: la guida completa

Tra gli sbocchi lavorativi di Economia c’è la possibilità di diventare consulente del lavoro: scopri come si arriva a esercitare quest’affascinante mestiere.

Il consulente del lavoro è un libero professionista che presta i propri servizi alle aziende che lo richiedono: in breve possiamo dire che le aiuta ad amministrare il personale, ma all’interno dell’articolo vedremo che la realtà è molto più complessa di così.

Di fatto chi si chiede come diventare consulente del lavoro eserciterà diverse funzioni che richiedono un aggiornamento costante. A tal proposito dovrà affrontare un iter articolato che gli consenta di destreggiarsi con sicurezza nell’ambito: scopriamo insieme in cosa consiste!

Il consulente del lavoro: cosa fa esattamente?

Il consulente del lavoro è una figura versatile, che si occupa di mansioni specifiche ma che abbracciano vari ambiti. Eccone alcune:

  • gestione di adempimenti fiscali, previdenziali e assicurativi
  • elaborazione delle buste paga
  • gestione delle risorse umane
  • tenuta della contabilità
  • conciliazione e arbitrato nelle controversie di lavoro
  • gestione della crisi di impresa
  • consulenza tecnica d’ufficio e di parte

Per riassumere, chi intende diventare consulente del lavoro gestirà pratiche e relazioni con diverse realtà. Le sue competenze, infatti, sono ricercate principalmente da piccole e medie imprese, per le quali si interfaccerà con enti quali l’Inps, l’Inail, l’Agenzia delle Entrate o i sindacati.

Come diventare consulente del lavoro: laurea

Avere un titolo accademico è il primo passo obbligatorio per entrare nella consulenza del lavoro. Pertanto sarà necessario aver conseguito una laurea triennale o specialistica in una di queste classi:

  • L-18: Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale
  • L-33: Scienze Economiche
  • L-14: Scienze dei Servizi Giuridici
  • L-16: Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione
  • L-18: Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale
  • L-36: Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali
  • LMG-01: Lauree Magistrali in Giurisprudenza
  • LM-56: Scienze dell’Economia
  • LM-62: Scienze della Politica
  • LM-63: Scienze delle Pubbliche Amministrazioni
  • LM-77: Scienze Economico-Aziendali.

La varietà di lauree rispecchia la varietà dei compiti del consulente del lavoro… nonché l’ampia offerta formativa delle Università Telematiche con Economia. Di fatto presentano diverse tipologie di laurea triennale e laurea magistrale in economia.

In generale, scegliere un Ateneo Online se si vuole diventare consulente del lavoro è una buona mossa. Innanzitutto offrono titoli riconosciuti dal Miur che quindi permetteranno di accedere al mestiere.

In secondo luogo, sono fortemente improntati alla flessibilità: permettono di studiare economia online dove e quando si preferisce, usufruendo inoltre di un maggior numero di appelli di esame.

Ottimizzare i tempi di studio è fondamentale per chi si chiede come diventare consulente del lavoro: come vedremo meglio nel prossimo paragrafo, questa figura dovrà passare per un praticantato piuttosto lungo, che può essere svolto in parte durante l’ultimo anno del percorso di studi.

Tuttavia, studiare e fare il tirocinio al tempo stesso può essere faticoso, se si è iscritti a un ateneo frontale con l’obbligo di frequenza. Qui intervengono le Università con Economia online: chi le sceglie potrà accedere quanto prima alla professione.

Ecco dunque le lauree online adatte a chi vuole diventare consulente del lavoro:

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Consulente del lavoro: praticantato

Ogni futuro consulente del lavoro deve svolgere necessariamente un periodo di praticantato della durata di 18 mesi.

Questo si effettua presso lo studio di un consulente del lavoro iscritto all’albo da almeno 5 anni (in alternativa si può svolgere presso un avvocato o un commercialista abilitato da almeno 3 anni).

Il praticante, inoltre, dovrà iscriversi a un registro presente presso ogni Consiglio Provinciale dell’Ordine, così da attestare lo svolgimento del tirocinio.

Come accennato prima, grazie a un accordo tra il Consiglio nazionale dell’Ordine, il Ministero del Lavoro e il Miur, chi intende diventare consulente del lavoro ha modo di effettuare i primi sei mesi di tirocinio in concomitanza con l’ultimo anno di università, a patto che sia in regola con gli esami.

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Esame consulente del lavoro

Il completamento del tirocinio consente di accedere all’esame di Stato, composto da una prova scritta sul diritto del lavoro e della legislazione sociale, più una prova teorico-pratica sui temi del diritto tributario.

Il candidato avrà a disposizione 7 ore per completare ciascuna delle due prove, durante le quali potrà consultare i testi di legge non commentati e autorizzati dalla commissione esaminatrice e i dizionari.

Superare la parte scritta consente di arrivare alla prova orale, incentrata sui seguenti argomenti:

  • diritto del lavoro
  • legislazione sociale
  • diritto tributario ed elementi di ragioneria
  • elementi di diritto privato, pubblico e penale
  • ordinamento professionale e deontologia.

Chi avrà passato l’esame per diventare consulente del lavoro potrà iscriversi al relativo Albo.

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Che succede dopo l’esame di Stato?

L’iscrizione all’Albo dei Consulenti del Lavoro è obbligatoria per poter esercitare la professione a pieno titolo (precisamente ci si iscrive all’Ordine della propria provincia di appartenenza).

Far parte dell’Albo significa anche pagare una quota annuale e aggiornarsi periodicamente sulle materie economico-fiscali e giuridiche. Infatti bisogna raggiungere un minimo di 50 crediti formativi ogni biennio, di cui 20 possono essere acquisiti con la modalità e-learning.

Al di là degli obblighi, per il consulente è fondamentale essere sempre aggiornato sulla materia giuslavorativa, dato che può essere soggetta a diversi cambiamenti. Per rimanere al passo coi tempi, può dunque intraprendere un master in economia, oppure dedicarsi a dei corsi di perfezionamento.

Ma dove si impiega esattamente chi intende diventare consulente del lavoro? È difficile cominciare subito a lavorare autonomamente, perché prima bisogna crearsi un portfolio di clienti.

Perciò molti iniziano appoggiandosi a uno studio già avviato, così da acquisire le conoscenze e i contatti che in futuro gli consentiranno di muoversi con le proprie gambe.

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